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ORATORIO VISCONTEO

L’oratorio Visconteo è stato costruito dai Visconti nella seconda metà del 1300.

Dal punto di vista architettonico, l’oratorio si presenta come un edificio ad un’unica aula collegata, mediante un arco trionfale, all’abside a semicerchio. La facciata, molto semplice, a capanna, con una finestra ad occhio, è oggi quasi monocromatica nel suo intonaco originale a causa dell’asportazione della pellicola pittorica dagli agenti atmosferici e presentava nel timpano, dentro un rosone, lo stemma dei Visconti, ai lati l’Annunciazione e sotto un gigantesco San Cristoforo.

Al suo interno si conservano affreschi che costituiscono uno dei cicli fondamentali della pittura lombarda della seconda metà del Trecento. I nostri dipinti sono un esempio di ciò che si può definire come linguaggio pittorico lombardo: le reminiscenze toscane, dovute alla lezione impartita ai pittori locali dalla presenza di Giotto e dei suoi allievi a Milano nel 1335, convivono con il nuovo gusto lombardo.

Alla drammaticità delle scene, riconducibile alla cultura toscana, si sostituisce un modo di dipingere discorsivo, caratteristico della cultura lombarda che destinava le pareti della chiesa al racconto e alla rievocazione dei fatti sacri in chiave favolistica popolare. Lo spezzettarsi del tema in innumerevoli raccontini e la minuziosa inquadratura pseudo-architettonica, dichiarando esplicitamente una mentalità da miniatore.

Nell’abside domina una Maiestas Domini tra i simboli dei quattro evangelisti, mentre nella calotta sottostante si allineano i dodici apostoli. Sull’arco di trionfo si vedono le figure a mezzo busto di Mosè e di un altro profeta. Sotto gli stemmi dei Visconti.

A sinistra, in una nicchia, un affresco della Sacra Famiglia dipinta nel XV secolo.

Sempre a sinistra si dipana il ciclo di Giovanni Battista così come viene raccontato dai Vangeli: la sua annunciazione a Zaccaria, la nascita, la predicazione, la rivelazione di Cristo, la prigionia e la morte nel castello di Erode e poi il destino post mortem della sua salma, particolari che ci derivano dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

A destra ha inizio la storia di San Ludovico da Tolosa, santo francese, figlio del re di Napoli, Carlo II d’Angiò, e pronipote di San Luigi dei Francesi. La storia racconta l’abbraccio del giovane Ludovico alla vita francescana, rinunciando a una vita di lussi e privilegi, le sue virtù cristiane e monastiche e la sua morte precoce.

 
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