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STORIA
Tra le tante versioni, il nome di Albizzate potrebbe derivare dal gentilizio “Albicium” a cui sarebbe stato aggiunto il suffisso “-ate”, facendo riferimento alla potente GENS ALBUCIA, che qui vi avrebbe insediato un VICUS che prese il nome di VILLA ALBUCIATIS. Il fertile territorio posto nella valle dell’Arno è stato però abitato fin dai tempi più antichi e ciò è testimoniato da ritrovamenti locali: il professor Bertolone negli anni trenta del secolo scorso, infatti, ha trovato vicino al torrente Arno un’ara votiva romana al dio Giove coniata dai Montunates, popolazione di origine celtica che occupò queste terre, e databile intorno al 200 a. C. Le prime notizie storiche riguardanti Albizzate risalgono, però, al IX secolo con alcune cartule, inserite nel Codice Diplomatico Longobardo: nell’807 il conte Alpicario, aio della sorella di Carlo Magno, prende possesso di una “casa posta in loco Arbrigiade” e nell’ 842 il conte cederà i suoi beni, tra cui Arbrigiade al monastero di Sant’Ambrogio di Milano. Nel 1142 l’imperatore Corrado III cede le terre di Albizzate a Ottone Visconti. Dopo la guerra tra i Torriani e i Visconti e la successiva vittoria di quest’ultimi, Albizzate e tutto il Contado del Seprio vengono dati a Pietro Visconti. Con il dominio dei Signori di Milano, Albizzate si arrichisce di chiese ed edifici. Nel 1693, alla morte dell’arcivescovo Federico Visconti, il feudo di Albizzate, ordinato nel XV secolo, era costituito dai territori di Albizzate, Gaggio, Castronno, Bodio, Besnate, Caidate, Casale, Inarzo, Sumirago, Caronno Ghiringhella, Travaglino e Tordera. Le famiglie, chiamate “fuochi”, erano 86, quattro erano le chiese; c’erano, inoltre sei cascine e cinque mulini. Alla fine del seicento, Albizzate passa sotto il controllo del Conte Senatore Filippo Archinto, famoso per aver introdotto nel Paese la cultura del baco da seta.
Per tutto il periodo del 1800 e fino ai primi decenni del 1900, l’attività principale degli Albizzatesi era l’agricoltura. Nel 1830 nacque un Consorzio privato per lo sfruttamento delle acque del torrente Arno in tutta la valle con sede proprio nel Paese; attraverso chiuse e canali venne regolato il flusso delle acque per l’agricoltura e l’allevamento del baco da seta, seconda attività economica dei contadini. La filatura della seta, ricavata dai bozzoli, si svolgeva presso la filanda, di proprietà della famiglia Bruni, un grande stanzone del Castello, dove lavoravano soprattutto donne e bambini. Gli artigiani cominciarono ad aprire le loro botteghe intorno alla piazza Castello: c’erano il maniscalco, il fabbro ferrario, il falegname e l’oste. All’inizio del 1900, sorsero le prime fabbriche, favorite dalla linea ferroviaria Milano - Varese, inaugurata nel 1865 che permise al Paese di essere al centro di una importante via commerciale. Anche le comunicazioni divennero più facili perché a disposizione degli Albizzatesi c’erano l’uso del telegrafo nel 1896 e del telefono dal 1913. La prima industria propriamente Albizzatese fu la tessitura Macchi e Pasta a Valdarno. Gli Albizzatesi divennero così operai; molti scelsero di fare i muratori e si recavano a lavorare a Milano; altri emigrarono all’estero, specialmente in America (1895 - 1905). Anche gli Albizzatesi diedero il loro contribuito allo scoppio della Grande Guerra: il Paese ospitò diversi prigionieri Cecoslovacchi che furono alloggiati in diverse case private trasformate in caserme. Alla fine della guerra fu dedicata ai caduti una lapide nel 1920, che fu collocata nel giardinetto di fronte al cimitero. Durante la prima guerra mondiale sorsero in paese diverse industrie meccaniche che producevano armi, inoltre era in attività l’industria, che oggi non c’è più, della lavorazione del sughero. Terminata la guerra sorsero nuove iniziative industriali, tra le quali la Tessitura Bellora e l’industria chimica Lamberti a Valdarno. Dopo la seconda guerra mondiale, Albizzate fu centro operoso in pieno sviluppo. Le industrie richiamarono molti immigrati, specialmente dal meridione e il paese sentì il bisogno di servizi essenziali e di case. Furono ristrutturate le vecchie case rurali; vennero costruiti nuovi alloggi popolari nella frazione Valdarno; sorsero nuove villette e il nuovo “Villaggio Campera”. Ora la crescita industriale e l’aumento della popolazione si sono arrestati.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Gennaio 2012 15:54 |



